Non per dispiacere, ma per riconoscenza.

Questo, non è al Gabo che leggo in giro, che mi ricorda un divo del cinema, ma a te.
A Gabriel Garcia Marquez, il nome su quelle copertine, nel ripiano dei libri preferiti.
Quelli che mi hanno fatto innamorare della parola scritta, che a volte è letteratura, altre volte qualcosa di meno grande, ma forte abbastanza da tenermi sveglio e aprirmi storie che ora sono mie.

Se di questi mondi di carta ne ho accumulati da non starci in una casa, te lo devo.
Se mi viene da scriverti due parole, sentendo l’assurdo diritto di dovermi accomiatare da te, te lo devo.
Se mi viene un nodo in gola, non per il dispiacere, ma per la riconoscenza, te lo devo.

Mi hai svezzato dalla noia, facendomi vivere e vedere e sentire e toccare quello che mai nella vita avrei potuto vivere e vedere e sentire e toccare.

Leggerti sarà come tornare in un posto che conosco, e ci sto caldo.
Anche se te ne sei andato, e fuori è freddo, dentro c’è un tepore che non so dirti.

Stanotte, le puttane sono un po’ più tristi e a Macondo c’è qualcuno che piange.
E anche io non l’ho presa troppo bene.

 

Gabriel Garcia Marquez, Illustrazione di Carlos Delgado – http://torontoart.ca/content/carlos-delgado