Ritardante per lui, stimolante per lei. Ricordante per Marvin.

È lo spot Durex per il preservativo ritardante per lui, stimolante per lei. A parte la composizione – interno in carta vetrata, esterno in cachemire tibetano – è interessante l’esecuzione, semplicissima, laterale ed azzeccata.

E poi c’è il track: “Let’s Get it On” di Marvin Gaye, nella lista mondiale delle prime dieci canzoni ideali per sfregare i bacini.

Marvin era uno che ne sapeva a pacchi sull’argomento. Quel velluto graffiato in gola, quei testi da stanza calda in penombra, quei riff da luce che filtra tra i vestiti sull’abatjour.

Uno che è nella Hall of Fame del Rock&Roll e al diciottesimo posto della lista del Rolling Stone dei più grandi artisti di tutti i tempi.

Uno che all’apice di una carriera fatta di successo, groupie assatanate, dipendenza da droghe e tentativi di suicidio, è morto il giorno prima di compiere 45 anni. Sparato dal padre. Che si chiamava Marvin (senior), e sembrava avesse qualche problema con alcuni documenti che Marvin (junior) aveva osato mettere a posto in modo deprecabile.

Comunque sia, il 1° aprile 1984, il padre spara. E fa entrare il figlio nella storia della musica soul più di quanto non fosse già.

E mette le basi perché Durex, un giorno, scelga una delle sue canzoni per raccontare il suo preservativo. Che ha due lati, uno vellutato e uno burbero. Come i due Marvin.