Gli scatti che hanno cambiato il mondo.

Sono sbagliate, in un certo senso.
Foto sbagliate.

È sbagliato bombardare un villaggio col Napalm.
È sbagliato pesare quanto un giunco e avere la pancia gravida di vermi.
È sbagliato schiantarsi contro un grattacielo, perché tanto ti aspettano 50 vergini per premiarti.
È sbagliato essere incinta a cinque – cinque – anni.
Ed è sbagliato morire a 15, massacrato di botte per aver fischiato ad una donna bianca. Che poi no, non era stato nemmeno lui. Però un nero valeva l’altro nel Mississippi degli anni ‘50.

Questa storia, questa di Emmett Till, non la conoscevo neanche, però queste foto che ti violentano con disperazione e paura e una nausea infinita che non va via, forse servono per questo.
Mio dio, ti viene da dire. Mio dio.

Alcune sono anche belle. Anna Frank che ride; Nelson Mandela libero; Che Guevara fiero; Martin Luther King che urla di avere un sogno; l’uomo, immenso, che si piazza davanti ai carri armati di piazza Tienanmen.

Ti dicono che è sbagliato uccidere, stuprare, sopprimere, ghettizzare, perseguitare, zittire, nascondere, linciare, attentare, affamare, abbattere, massacrare, scempiare, bombardare, sterminare.
È sbagliato, cazzo. È tutto sbagliato.

Sono le foto che hanno cambiato il mondo, e, almeno nel titolo, contengono l’idea romantica che alcune assurdità siano servite, e servano, e serviranno, a qualcosa.
Fanno male, però fanno bene.
Almeno quello.