Cartoline postali ovvero: il dono dell’ubiquità.

È una cittadina un po’ grigia, un po’ fredda, un po’ lontana.
Si capisce che è lontana, oppure lo è lui, da casa, tanto è uguale.
Un vago retrogusto di “Giù al nord”, o della versione nostrana, “Giù al Sud”, che quasi quasi ti aspetti che all’improvviso esca il meraviglioso signor Scapece.

Invece non esce, però, lentamente, tutto diventa più familiare, e quando lei prende la posta e la vedi sorridere e sai che con una cartolina potresti essere anche tu lì, con lei, con una mano sulla pancia a sentire scalciare, allora ti senti un po’ più buono. Magari, pensi, la prossima volta la mando anch’io una cartolina, invece dell’MMS con il culo della vicina d’ombrellone.

Poi l’ormone del bene, quel poco rimasto, esaurisce il suo effetto e tu torni a fare il bastardo e l’unica cosa che davvero manderai tramite posta cartacea saranno le lettere anonime al tuo capo.

Però resta un ottimo lavoro, firmato dalla TBWA di Helsinki e diretto da Vesa Manninen per le poste finlandesi.
Forse emotivamente un po’ simile a questa, ma bella, molto bella.