Radio The Sign 13.


Il Chelsea Hotel è un bell’edificio di mattoni rossi a Chelsea, New York. Fondato nel 1884, si trova
tra la duecentoduesima e la ventitreesima, secondo quel modo assurdo e comodissimo che hanno di indicare le strade. Nessun che so, viale Lincoln. Niente, lì le strade hanno numeri progressivi, tanto sono sempre le stesse per chilometri e chilometri: iniziano all’estremo sud e finiscono all’estremo nord. E viceversa est-ovest, che se cerchi su google maps e ti allontani abbastanza sembra di avere sullo schermo un foglio a quadretti e ci scappa pure una partita a tris.

Quello che ha di speciale, il Chelsea, è la sua storia. O meglio: i suoi ospiti.
Nelle sue stanze Jack Kerouac ha scritto “On The Road” e Arthur C. Clarke “2001: Odissea nello spazio”.
Jimi Hendrix ci ha vissuto e suonato.
Andy Warhol ci bazzicava con la sua factory, e ci ha girato un film, o anche due, non ricordo.
Ci hanno vissuto Jean Paul Sartre e Arthur Miller.
Ci è stata Patty Smith e Robert Mapplethorpe. E anche Bob Dylan, al secolo Robert Zimmerman, che prese il suo nome d’arte dal poeta Dylan Thomas. Che, nemmeno a dirlo, al Chelsea Hotel ci visse fino a morirne.
E poi ci sono stati Mark Twain e Keith Richards.
Ci è stata Edith Piaf, che però deve esserci capitata per sbaglio. Ogni tanto, verso le 4 di mattina, usciva dalla sua stanza, bussava alla porta accanto, e pregava l’uomo nudo in erezione che le apriva di fare meno casino. Merci, Monsiuer, diceva, e intanto le cadeva anche un po’ l’occhio.
Al ritorno, a volte, incontrava Charles Bukowski, ad occhio e croce leggermente alticcio, che le ruttava dietro, urlando oscenità e dichiarazioni d’amore eterno.

Ci è stato Sid Vicious, bassista dei Sex Pistol, che dopo una notte balorda di eroina, alcole e sesso si svegliò, si girò nel grande letto matrimoniale e vide il corpo di Nancy Spungen, la sua ragazza, in un bagno di sangue. Accoltellata.
Solo che lui non ricordava niente. In ogni caso lo arrestarono, perché non è che ti puoi risvegliare così, un giorno, ritrovarti la tua compagna accoltellata accanto e dire io ero strafatto e dormivo, che cazzo ne so.
Andò in galera qualche giorno, poi la sua casa discografica pagò la cauzione e uscì. Un investimento poco redditizio, visto che morì poco dopo, di overdose.

In quell’edificio c’è stata creatività e distruzione, e sesso e musica e follia e grandezza e leggenda. Anche solo a passarci davanti si respira proprio, la leggenda.
Comunque, da oggi il Chelsea Hotel è sul mercato.
In vendita, sembra a causa dei costi di manutenzione troppo alti. Provateci voi a grattare via dalla moquette pozze di vomito vecchie di mezzo secolo.

Qui Radio The Sign, in diretta dai Forbidden Territory del Chelsea.