Radio The Sign 4.

Oggi un bivio: dovete scegliere.
Dovete decidere se dilungarvi ascoltando questo pezzo, partorito nientemeno che da uno dei più assidui ascoltatori di Radio The Sign:

O questo:

partorito da uno che di Radio The Sign nemmeno immagina l’esistenza, però, come dicono in Francia, ‘sti cazzì, con l’accento sulla i.
Comunque non barate, sceglietene uno. E basta.
Come se fosse il primo, poi.
Perché uno crede che la vita sia un flusso continuo e inarrestabile, una linea ininterrotta di eventi, e invece no. È solo il risultato di piccolissime scelte. Piccoli segmenti che si biforcano, e poi ancora, e ancora e ancora. I rami secchi restano monchi, quello principale continua a svilupparsi.
Bivi, appunto, che si susseguono uno dopo l’altro, ma liberi, indipendenti. Si direbbero quasi insiginificanti. Ma è davvero così?
Ad esempio: la scelta della scuola.
Scegli ragioneria? Mi spiace, non sarai un grande storico greco. Perché lo saresti diventato se avessi scelto il classico.
Anche la scelta del compagno di banco è un bivio. Scelgo quella ragazzina timida in fondo o il bulletto a metà? Bravo, hai scelto il bulletto, così ti integri meglio. Peccato che se avessi scelto la timidina avresti fatto sesso prima degli altri, diventando l’idolo indiscusso della classe. Ragion per cui avresti fatto altro sesso. Una spirale di successo che ti avrebbe dato sicurezza in tutto il resto.
O dal barbiere: i capelli me li taglio così, o così – che poi il barbiere te li taglia così così, lasciamo stare.
Comunque: se ti fai la fila, quella perfetta fatta con goniometro e righello, sembri un notaio e acquisti già un certo credito tra gli adulti.
Se ti fai le creste, non hai il favore degli adulti, però sei il figo della compagnia.
O le scarpe: se sbagli le scarpe è la fine.
La scelta dei calzini la mattina. Un bivio, ma di quelli importantissimi.
Se ti sloghi la caviglia in ufficio e ti smascherano il buco sull’alluce come la metti?
Ti tocca cambiare lavoro.

Il bivio è l’elemento base di quello che viene subito dopo. La cellula del poi.
Millenni fa un protozoo si dev’essere chiesto se restare al calduccio in quel ventre di magma morbido e accogliente o avventurarsi fuori per vedere che si diceva.
Poi, fuori, gli spuntarono le gambe e gli toccò imparare a sopravvivere a dinosauri, glaciazioni, guerre, mogli che premevano per la monogamia e altre letizie.
Ma vuoi mettere gli sguardi dei nipotini mentre ti ascoltano.

Davanti ad un bivio, nel dubbio, siate coraggiosi.
Male che va avrete qualcosa da raccontare.